Un'amorevole risposta al pianto del bambino

Non sapere perchè il tuo bimbo piange o come rispondergli può essere una delle esperienze più difficili che ogni nuovo genitore prova. Non importa che cosa hai sentito sul viziare o sul non rispondere ad ogni pianto, il tuo intero corpo e l’istinto ti dicono di aiutarlo. Ora! Questo forte sentimento è perfettamente naturale. E’ parte di un perfetto sistema di cure parentali che assicura che i bambini abbiano risposta ai loro bisogni.

Ecco come funziona: Se i bisogni vitali del bambino non vengono soddisfatti immediatamente e adeguatamente, il bambino prova a comunicare con qualche suono di più o altri segnali del corpo. Se il problema ancora non viene risolto, un sistema di allarme si accende. Chiunque con un paio di orecchie può accorgersene. Queste urla significano “prestate attenzione e rispondete”. Velocemente!

Raramente, comunque, le urla sono le prime avvisaglie che c’è qualcosa che non va. Eccetto nei casi di spavento improvviso o di dolore fisico, il pianto è spesso l’ultima risorsa. Indica che la precedente comunicazione non è stata capita o non si è risposto in un modo adeguato. Ecco perché è così straziante quando non capisci cosa il tuo bambino sta provando a dirti.

I genitori che praticano un naturale stile di attaccamento nelle cure dei neonati, hanno un vantaggio nel rispondere pienamente ai bisogni del bambino. I bimbi che sono allattati, tenuti in braccio, e che hanno un frequente o costante contatto con il corpo della loro mamma, si sentono soddisfatti, sicuri, e felici. A loro volta, questo rinforza la confidenza, il piacere e la capacità di risposta dei genitori. Degli studi hanno mostrato che è più probabile che questi neonati vedano accolti i loro sottili segnali, ed essi piangono meno. Anche quando capita che piangano, lo fanno tra le amorevoli braccia di un genitore che sta facendo del suo meglio per capire ed aiutare.

E’ chiaro che i neonati non sono le cose passive che una volta si credeva che fossero. Stanno assorbendo ed elaborando nuovi stimoli ed informazioni sensoriali ad ogni momento. Stanno inoltre segnalando, a volte sottilmente a volte meno sottilmente durante le loro giornate, provando a comunicare a chi si prende cura di loro esattamente di che cosa hanno bisogno, e quando. Quando il bambino piange e i segnali non vengono ascoltati, all’inizio, è difficile capire tutte le sfumature del linguaggio di un neonato. Ma quando ascoltiamo attentamente, i segnali diventano più forti e chiari. Impariamo subito che quest sbuffare significa “ho fame”, quello sguardo significa “c’è troppo rumore”, e quel contorcersi significa “devo fare cacca”.

Com’è difficile dunque superare i nostri condizionamenti culturali, che spesso negano questi bisogni infantili, e rispondere adeguatamente. Quando i genitori non rispondono al loro bambino, solitamente è perché loro stessi non sono stati ascoltati a sufficienza da piccoli. Come noi impariamo la compassione per i nostri figli, così allo stesso tempo ci facciamo il regalo della compassione e gentilezza nel nostro percorso.

Fortunatamente (o forse sfortunatamente) la natura ha anche un piano di emergenza di riserva quando I segnali del neonato vengono ignorati e il pianto urgente viene completamente ignorato. Il disegno biologico protegge il neonato dallo sperimentare un esteso acuto stato di stress che affligge l’adrenalina ed il sistema immunitario. Il corpo decide per uno stato di ritiro e autoconservazione.

I bisogni non se ne vanno. Diventano solo secondari alla pura sopravvivenza fisica ed emotiva. Nel suo affascinante e ben fondato libro “I nostri bambini, noi stessi: come la biologia e la cultura formano il modo di essere genitori”, l’antropologa Meredith Small scrive: “Quando i segnali vengono ignorati, i bambini smettono di emetterli, si isolano, si ritirano, succhiano il dito, provano a far funzionare il sistema da soli smettendo di inviare segnali.” Il bambino protegge se’ stesso spegnendosi, e “accetta” la situazione perché ha imparato che una risposta non arriverà.

Siamo stati condotti a credere che questo sia più “conveniente” e facile, nel breve tempo, dal punto di vista dell’adulto. Dopo di tutto, sembra funzionare: il bambino alla fine smette di piangere. Questo spiega parzialmente la popolarità di metodi come il Ferber, o “Lascialo piangere”. Ma per il bambino, (e nel lungo termine, per tutto ciò che gli si relaziona), i risultati possono essere dannosi e durare potenzialmente per tutta la vita . Quando le madri non sono pronte a rispondere, o mancano di empatia, scrive Smalls, i bimbi “ sono più portati a mostrare risposte negative e il processo di attaccamento non funziona. E’ ragionevole predire che i bambini cresciuti in un sistema di questo tipo non saranno positivi nelle loro relazioni interpersonali.”

Così, le madri che non nutrono questo forte attaccamento verso i loro figli si perdono uno dei più grandi piaceri della vita. Quando nutriamo i nostri bambini al seno, riceviamo in dono una crescente intimità, un duraturo vantaggio, gioia e fiducia che i bisogni dei nostri piccoli sono perfettamente soddisfatti. Li portiamo vicino al cuore per tutto il giorno. Di notte dormiamo con loro vicino alla nostra pelle, il loro caldo respiro profumato di latte ci accarezza la guancia. Siamo ben consapevoli che tutto questo lo facciamo per i nostri bambini. Ma ricordiamoci che in questo modo stiamo anche donando molto a noi stesse.

Torna ad Esperienze

Tradotto dall'originale inglese per gentile concessione dell'autrice:

Loving Responses to Baby's Cries

Copyright (c) 2001 By Ingrid Bauer

Ingrid Bauer vive con la sua famiglia su un isola sulla costa occidentale del British Columbia, Canada. E’ l’autrice di Diaper Free! The Gentle Wisdom of Natural Infant Hygiene, e di molti articoli sull’essere genitori, giardinaggio ed un modo naturale di vivere. Per ordinare “Diaper Free!” contatta :

Natural Wisdom Press
115 Forest Ridge Road
Saltspring Island, BC
Canada V8K 1W4
1-888-661-5545 toll-free or 250-653-9123
www.natural-wisdom.com Email: ingrid@natural-wisdom.com