Fare a meno dei pannolini

Silvia a 20 mesiSilvia a 20 mesi
Che cos'è l'educazione al vasino assistita precoce
Se quando aspettavo mia figlia Silvia qualcuno mi avesse detto che era possibile fare a meno dei pannolini, semplicemente non lo avrei ritenuto possibile. Ma come, TUTTI i bambini usano il pannolino, mi dicevo, non è realistico pensare che si possa fare in altro modo, non è igienico, non posso mica lasciare che se la faccia addosso...
Poi, verso il terzo mese di vita di mia figlia, ho sentito parlare per la prima volta di elimination communication… e dopo l’incredulità iniziale è subentrata la curiosità. Era possibile, eccome, c’erano un bel po’ di genitori che facevano a meno di usare i pannolini, e ci riuscivano! I vantaggi mi sono subito saltati agli occhi: niente più cambi, niente più dipendenza da fasciatoio, niente borse ingombranti da portarsi in giro…ma soprattutto un bambino che cresce sgambettando in tutta libertà, senza quel fastidioso inviluppo in mezzo alle gambe, poter imparare a camminare senza l’andatura a “paperotto”, niente più rossori, irritazioni, niente pelle irritata per il caldo estivo…
In breve, leggendo qua e là, soprattutto documenti e siti web in lingua inglese, decisi di provare. Tanto, mi dissi, se vedo che non funziona o che non fa per me, ci rinuncio e rimetto il pannolino.

Questo è stato senza dubbio il primo errore che ho commesso: una volta provati i vantaggi di una vita senza pannolino, è difficile tornare al sistema tradizionale!

Queste pagine sono dedicate all'educazione al vasino precoce assistita, chiunque voglia saperne di più è il benvenuto, chiunque ne sappia di più è caldamente invitato a contribuire. Ho voluto scrivere qualcosa in lingua italiana sull’argomento.
Forse avete sentito parlare di AITT, Assisted Infant Toilet Training, di Elimination Communication, che tradotto significa comunicazione per l'eliminazione, oppure IPT, Infant Potty Training, o analoghe diciture. Non è importante come lo si chiama, è importante cosa è: significa crescere un bimbo senza usare pannolini, dalla nascita o dai primi mesi, comunque da molto prima dei 2/3 anni comunemente giudicati "normali".
Quando ci si riferisce all'"educazione al vasino" o al "metodo" , vorrei che fosse chiaro che queste definizioni sono usate solo per far capire sinteticamente di che cosa si tratta. Ma è ovvio che crescere un bambino senza pannolino non ha nulla a che vedere con la tradizionale educazione al vasino, non ha niente di "educazione" in sè. Allo stesso modo si può considerare errato considerare un "metodo" quello che è un semplice ascolto di un tipo di bisogno del bambino. Non siamo di fronte ad un metodo preciso, con dettami che se non seguiti condannano all'insuccesso. Ogni nucleo caregiver-bambino troverà il suo proprio personale "metodo" senza pannolini, ed affronterà il "suo" percorso di "educazione al vasino".

Quando racconto la mia esperienza, fra le domande che più frequentemente mi vengono rivolte ci sono queste:

Come fa un neonato a sapere quando deve fare pipì (o cacca)?
Le necessità fisiologiche sono dei bisogni dell'essere umano, coesistono dalla nascita (anzi, da prima), allo stesso modo in cui sa che ha fame o freddo o sonno un neonato sa anche di dover fare pipì o cacca. Il neonato questo bisogno, avverte in tutti i modi la persona che si prende cura di lui, fino al pianto... ma se nessuno ascolta, non può far altro che arrendersi e farla nel pannolino, con sommo dispiacere. Con il passare dei mesi, si rende conto che la mamma o chi altro non è pronta ad ascoltare questa sua necessità, e di conseguenza smette di segnalargliela, ovvero si "abitua" a farla nel pannolino. Chissà che cosa potrà mai pensare quando, arrivato a due tre anni, la stessa persona che fino a prima ha ignorato i suoi messaggi decide tutto ad un tratto che farla nel pannolino non va più bene e che "bisogna" farla nel vasino, o nel water... avviando quella che è la "classica" educazione al vasino, e magari mostrando disappunto per gli inevitabili “incidenti”.

Come fa il bambino a farsi capire?
Questo è il punto centrale. Si tratta di stabilire un sistema di comunicazione tra la mamma (o chi altro) e il bambino, molto spesso visto la "giovane età" è una comunicazione non verbale, fatta di gesti, di suoni tipici, di espressioni del viso, anche solo di una sensazione o "sesto senso" che ben presto si sviluppa in chi sceglie questo tipo di approccio. Il lavoro principale, quindi, non è del bambino, ma del caregiver che deve capire ed entrare in sintonia con i ritmi del piccolo.
Vorrei eliminare da subito un possibile fraintendimento: NON POTETE fare educazione al vasino assistita se pensate che i vostri figli non siano in grado di comunicare con voi e voi con loro. Appunto perchè “Assistita”, essa presuppone la vostra partecipazione ed il vostro coinvolgimento. Presuppone che voi vogliate trovare un modo per comunicare col vostro bambino riguardo a questo tipo di bisogni. Non ci sono regole d'oro da seguire, oppure un manuale che vi insegni il metodo giusto, molte volte una "tecnica" adottata nel fare ec si rivela giusta per alcuni e totalmente inadatta per altri. Diventa quindi fondamentale mettere al primo posto l"ascolto" del bambino, in tutti i suoi aspetti. Se già avete questo tipo di approccio con i vostri figli, allora l'ec sarà una naturale conseguenza della vostra crescita come genitori.

Ma che schifo...E se si sporca?
La risposta è molto semplice: invece di cambiare un pannolino sporco, cambio un paio di mutandine (e poco altro, d'inverno). In quanto allo schifo, a me prende molto di più se penso che a volte i bambini col pannolino sono costretti a sedersi nei propri escrementi.
Purtroppo molte volte, lo "schifo" e l'aperto rimprovero viene rivolto a chi fa fare pipì al bimbo in un angolo del parco giochi, o sopra un tombino in strada, insomma in luoghi pubblici. Il solo fatto di denudare un neonato in pubblico è visto con sfavore e riprovazione.
Paradossalmente, vedere un cane che marca il territorio urinando contro un lampione non fa schifo a nessuno.

Non è innaturale?
Innaturale è rinchiudere il sedere dei nostri figli in un pezzo di plastica per i primi tre anni di vita. Un bambino non nasce con il pannolino, così come non nasce con il ciuccio o con il passeggino. In effetti molti genitori intraprendono questo percorso proprio perchè non vogliono "rinchiudere" i loro bimbi nei pannolini, perchè per i più vari motivi (ecologici, morali, economici, igienici, giusto per citare i più frequenti) sentono che il sistema di cambiare pannolini non fa ne' per loro e nemmeno per i loro figli.

Ma non è troppo presto?
Non è mai troppo presto. Eliminiamo un altro equivoco: questo NON è un metodo per far acquisire un precoce controllo degli sfinteri ai bambini, anche se mediamente constatiamo che i bambini "senzapannolini" riescono prima dei loro "colleghi pannolinizzati" ad avere un certo (seppur minimo) controllo, probabilmente dovuto al fatto che sono abituati all’ascolto dei loro bisogni.
Non è mai troppo presto perchè qui siamo noi genitori che veniamo incontro al bisogno che i figli ci comunicano: allo stesso modo in cui se hanno fame li nutriamo, così se devono eliminare li aiutiamo a farlo. Materialmente, trattandosi molto spesso di bambini che non sanno ancora camminare nè stare seduti, questo consiste nel portarli nel luogo in cui vogliamo che essi facciano i loro bisogni: che sia un wc, un lavandino, un angolo del giardino, una bacinella... e nell’ aiutarli sostenendoli in una posizione che sia comoda ed efficace.

E' impossibile che ci riusciate!
... Non c'è risposta migliore di quella di ragionare sul fatto che nella maggior parte del mondo i pannolini non esistono, e non per questo i bambini vivono nei loro escrementi. Ci si riesce, basta volerlo fare e imparare a comunicare col bambino. Il che, detto per inciso, non vale solo per la cacca o la pipì: troppo spesso si pensa che i neonati non sappiano comunicare o non ci riescano, ma credo che ogni genitore sappia dentro di se che non è vero, che ognuno di noi possiede la chiave, bisogna solo impegnarsi a capire... Certo, c'è chi per carattere ci riesce naturalmente, ed invece chi ha bisogno di un maggiore impegno: per esperienza personale, io stessa ho avuto bisogno di molto tempo per capire mia figlia, probabilmente la sua nascita "violenta", col cesareo d'urgenza, ha rallentato ed ostacolato la mia comprensione nei suoi confronti. Fortunatamente, Silvia è una bimba molto comunicativa, ed a colpi di poppate mi ha rassicurato, mese dopo mese, che stavo facendo il percorso giusto.

La via è considerare il bambino una persona pari a noi, con le stesse nostre potenzialità (o di più), non "diverso" perchè piccolo... almeno, non dando a "diverso" un significato di inferiorità. Sì, un neonato è diverso da noi, ha altre esigenze, altri ritmi... ma merita tutto il nostro rispetto per poter crescere in tranquillità, senza essere considerato "un piccolino che non capisce". Un modo di rispettare il bimbo è praticare eatt: hai un'esigenza, io ti aiuto a soddisfarla. Non mi limito a "tappare" con un pannolino, perchè questo è rimediare agli effetti, non andare alle cause.

Letture consigliate per approfondire quanto detto sopra sul rapporto genitori-figli:

"Il concetto del continuum" - J. Liedhoff

"Il bambino in famiglia" - Maria Montessori

"Il bambino è competente" - Jesper Juul

"Besame mucho" - C. Gonzales