La nostra esperienza (con una parentesi sull'Attachment Parenting)

Ecco come è iniziata la nostra avventura nel mondo senza pannolini. Innanzitutto, mi preme sottolineare che alla nascita di Silvia, 14 novembre 2002, non avevo idea che si potesse fare una cosa del genere. Anzi, mi sentivo insicura, quasi spaventata, quando era senza pannolino!

Ancora in ospedale, il terzo giorno di vita, mia figlia mi sparò allegramente una cacca addosso, mentre la cambiavo. "Bene", pensai, "iniziamo proprio nel migliore dei modi!". Il giorno dopo, sempre durante il cambio pannolino, stavo aspettando il mio turno per lavarle il sedere sotto l'acqua quando lei iniziò a fare pipì: quella fu la prima pipì che prendemmo!!
Non male come inizio, ma rimase un episodio isolato, perchè proprio non avevo idea di poterlo sfruttare in qualche modo. Dopo un paio di mesi di pannolini usa e getta, mesi dovuti alla mia imbranataggine di neomamma portata a vedere difficoltà anche dove non esistono, iniziai ad usare quelli di cotone; mi piacevano di più, gli usa e getta non mi sono mai stati simpatici. Credo che l'uso dei panni di cotone mi abbia in qualche modo sensibilizzato verso il bisogno di eliminare di mia figlia, perchè succedeva sempre più spesso che in coincidenza del cambio, pensassi: "e se la lascio un po' senza?" ... puntualmente la faceva sul fasciatoio, quasi sempre pipì, a volte anche cacca. Mia madre, della fiera generazione dei ciripà e delle traversine, mi suggerì di sfruttare l'occasione per incentivare Silvia ad usare il vasino. La mia reazione fu "ma come, è troppo presto, è una forzatura, non può imparare così presto". Insomma, un bel po' di luoghi comuni...

Più o meno nello stesso periodo, però venni a conoscenza della mailing list Senzapannolini, mi iscrissi più per curiosità che altro, ammetto di aver pensato che gli iscritti fossero un po' fuori di testa... questo non mi rende ottimista se immagino cosa gli altri possano aver pensato di me!! Ma dopo il primo istante di smarrimento scoprì che la cosa mi interessava molto, mia figlia era ormai nel 4 mese di vita, la stavo allattando al seno integralmente senza alcun problema, questo contribuiva a darmi sicurezza e a diventare sempre più consapevole che molte idee che i neogenitori hanno in mente sono stupidaggini, tipo che sia necessario avere 3 passeggini, che il latte materno sia una rara benedizione divina, che i bimbi debbano dormire da soli sennò si viziano, che piangere faccia bene ai polmoni e insegni a gestire le frustrazioni...

Insomma, stavo abbandonando quello che era il luogo comune della maternità per avviarmi verso un modello genitoriale diverso, scoprì in seguito che c'era chi gli aveva anche dato un nome: Attachment Parenting. Capito che desideravo crescere mia figlia nel modo più naturale e spontaneo possibile, tutto il resto venne di logica conseguenza: il favore per l'allattamento prolungato e per il sonno condiviso, l'avversione per qualsiasi modo brutale ed irrispettoso di gestire i bisogni del bambino, ad esempio quello di "tapparlo" con un pannolino.

Riguardando ora la mia esperienza, mi rendo conto che ho cambiato il mio modo di pensare in molti punti, in certi l'ho proprio rivoluzionato. Ma sento che sono sulla strada giusta, so che l'AP è il modo giusto di crescere un figlio, o almeno, lo è per me e Mauro e per molti altri genitori che il web mi ha dato la possibilità di conoscere.

Dunque, arrivammo ai 5 mesi e decisi che non c'era più bisogno di pannolini in casa nostra. Imparai velocemente a riconoscere i segnali di Silvia, a capire che cambiavano seguendo la sua crescita, imparai che con la pazienza e la perseveranza nulla è impossibile. In due settimane mia figlia non portava più il pannolino in casa, in un mese non lo portava più tranne la notte, dopo due mesi decisi di toglierlo anche la notte, esperienza che si rivelò inaspettatamente più facile del previsto, non so se perchè ero già allenata o perchè mi aspettavo qualcosa di peggio...

A sette mesi mia figlia imparò a gattonare, lo fece senza alcun pannolino che le impacciasse i movimenti. Introducemmo i cibi solidi, passando dalle sei sette cacche al giorno alla tradizionale "seduta" mattutina... sulle mie ginocchia! A tredici mesi imparò a camminare, sempre a culo all'aria. Certo, ci sono stati momenti un po' difficili, ad esempio quando mise i dentini, o quando imparò a camminare e da creatura indipendente qual'è non volle più essere portata a fare pipì. Momenti in cui voleva farla solo con me e momenti in cui voleva solo il papà. Abbiamo gestito ogni momento pensando al passato, pensando che come eravamo riusciti prima saremmo nuovamente riusciti a ritrovare un equilibrio. Abbiamo scoperto che la fantasia è un grande alleato dell'ec: a volte trasformare una pipì in un gioco può salvare una situazione. Ad esempio, quando intorno all'anno introducemmo il tradizionale vasino, ci capitò spesso di giocare tutta la sera a "fare la pipì e portarla via": Silvia ne faceva un goccio per volta, per poi accompagnarci in bagno a sciacquare il vasino! Ora, a 22 mesi, la nostra ec si può dire funzionante a pieni ritmi: le uniche volte che si "dimentica" di avvisarci è quando è troppo impegnata in qualche nuovo gioco.

Come genitori abbiamo imparato a gestire le situazioni più diverse: dal soggiornare in luoghi in cui non è il caso che scappi una pipì (tipo in chiesa, o in uffici pubblici), al subire le pesanti critiche di chi ci vide aiutare nostra figlia ad eliminare in un parcheggio di un supermercato (toccò a Mauro, che riuscì ad essere molto più diplomatico di quanto lo sarei stata io...) , dal rinnovato desiderio di indipendenza che sembrava in apparente contrasto con il nostro ben più terreno desiderio che la casa non si riempisse di pipì, fino al nuovo trend di quest'estate... pipì e cacca in giardino!

Tirare le somme: Non cambierei una virgola di quello che ho fatto. Anzi, se potessi inizierei prima, dando ascolto a mia madre!! Credo che fare ec sia, nell'ambito dell'attachment parenting, una delle cose migliori che abbiamo fatto per nostra figlia, un regalo che non luccica e non costa soldi, ma che spero un giorno avrà modo di apprezzare e magari di tramandare.

Lucilla, Mauro e Silvia (14.11.2002)