Di Spada Cristina, ricercatrice presso l'Università di Urbino, facoltà di Sociologia
“Essere cullati, carezzati, massaggiati,
sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli,
indispensabili come le vitamine, i sali minerali, le proteine,
se non di più.
Se viene privato di tutto questo
E dell’odore, del calore
E della voce
Che conosce bene,
il bambino, anche se gonfio di latte, si lascerà morire,
di fame.”
-Frédérick Leboyer, Per una nascita senza violenza. Il parto dal punto di vista del bambino, Bompiani, 2000, p. 19.-
“Il nostro corpo è completamente ricoperto dalla pelle, il primo a formarsi e il più sensibile dei nostri organi, il nostro primo mezzo di comunicazione e anche il più efficiente dei nostri mezzi di protezione”: con queste parole Ashley Montagu esordisce in Touching: the human significance of the skin, testo pubblicato nel 1971 e tuttora attualissimo, importante pilastro per un consapevole approccio con il proprio corpo e con l’ambiente circostante.
Sin dall’ambiente amniotico intrauterino la pelle è il primo strumento che ci viene offerto come tramite conoscitivo tra l’individualità in fieri e l’ambiente circostante –quest’ultimo inteso come utero materno, la madre stessa, lo spazio fisico e sociale. Prima ancora che con la vista e con l’udito, è attraverso la pelle che il feto ed il neonato iniziano a “conoscere il mondo”, ad individuare, rappresentare, “riconoscere” le caratteristiche di quell’ambiente in cui, progressivamente, si andranno ad inserire.
Attraverso la pelle vengono percepite le forme, le dimensioni, le consistenze, continuità e discontinuità, nonché sensazioni di calore, freddo, la stasi, il movimento. Il grado di conoscenza e quindi di consapevolezza, in primo tempo approssimativa e poi via via sempre più dettagliata, sarà in rapporto alle sue necessità biologiche e vitali.
La pelle, oltre che organo di senso, adempie funzioni fisiologiche essenziali per l’organismo, quali la difesa del corpo da offese meccaniche, da radiazioni e dall’invasione di sostanze ed organismi estranei, la regolazione della temperatura, nonché le funzioni del metabolismo e dell’immagazzinamento dei grassi, del metabolismo dell’acqua e dei sali minerali mediante la traspirazione.
“Privazioni per altro verso estreme, come quelle della luce e del sonno, possono essere superate, purché le esperienze sensoriali della pelle siano mantenute… La pelle appartiene a quella classe di organi chiamati esterocettori, perché percepiscono le sensazioni provenienti dall’esterno del corpo. I recettori che vengono stimolati principalmente dalle azioni del corpo stesso sono detti propriocettori. Attraverso la pelle e i propriocettori, il bambino capta il comportamento dei legamenti delle inserzioni muscolari della persona che lo tiene in braccio… Ogni bambino evidentemente, nasce con un senso cinestatico… Così si impara a rispondere alle stimolazione esterocettiva della pelle e alla stimolazione propriocettiva delle inserzioni muscolari, soprattutto grazie alla nostra esperienza infantile, o condizionamento in questo senso.”
-Pino Ferroni, 1996-
La qualità delle funzioni svolte, delle percezioni sensoriali dipende essenzialmente dalla stimolazione ambientale ricevuta, intesa come quantità e come qualità della stessa. Essenzialmente attraverso la pelle, un bambino trova il proprio spazio nel mondo, impara ad essere amato e ad amare.
1. Dall’uterogestazione all’esterogestazione.
Secondo Montagu,
“La nascita non costituisce né l’inizio della vita né la fine della gestazione, ma rappresenta una complessa e importantissima serie di mutamenti funzionali che servono a preparare il neonato per il passaggio dalla gestazione intrauterina a quella extrauterina.”
-A. Montagu, Il linguaggio della pelle, p. 52-
Per quanto riguarda le specie mammifere, Montagu parla di uterogestazione e esterogestazione, intendendo con la seconda il periodo necessario alla prole per raggiungere una certa maturità biochimica e fisiologica, essenziale per garantirne la sopravvivenza e un certo stato di benessere.
Per quanto riguarda il piccolo dell’uomo, il periodo dell’esterogestazione durerebbe in media quanto l’uterogestazione, ossia 266 giorni e mezzo. Sembra che nel caso degli esseri umani il piccolo “nasca al limite massimo consentitogli dalle sue dimensioni e dalla possibilità vaginale di dilatazione” e non perché egli sia effettivamente pronto ad affrontare la vita. La stimolazione ambientale ricevuta durante l’esterogestazione saranno quindi fondamentali per il suo sviluppo psico-fisico.
Già le contrazioni uterine e il momento di passaggio attraverso il collo dell’utero, andando a stimolare i nervi sensoriali periferici della pelle, sono importanti stimolazioni tattili, che creano una positiva influenza sugli apparati respiratorio, genitourinario e gastrointestinale, attivandone e assicurandone il loro corretto funzionamento.
Essendo la pelle il primo mezzo di comunicazione verso il mondo esterno per il neonato, i segnali percepibili attraverso di essa risultano ancora più importanti di quelli successivamente colti attraverso gli altri sensi. Ciò che viene percepito da questi ultimi infatti andrà ad arricchire la base conoscitiva già ottenuta attraverso la pelle.
Nelle diverse specie animali si è osservato come l’istinto porti la madre a leccare il piccolo nato, concentrandosi soprattutto sui genitali. Andando oltre l’antropocentrica visione che ciò venga fatto per pulire il piccolo (da che cosa? da quale sporco?), con la lingua la madre va a stimolare gli organi vitali, assicurandosi così il loro miglior funzionamento post-natale, e quindi la sopravvivenza della prole e la continuità della specie.
2. Il senso del continuum.
Con le seguenti parole una giovane madre, nonché mia carissima amica, descrive in modo emotivamente molto coinvolgente l’esperienza della sua prima gravidanza e della nascita di Castana. Pamela e il suo compagno Pier hanno scelto di vivere ed allevare i propri figli in un contesto a stretto contatto con la natura, il più possibile in sintonia con i suoi ritmi e la sua armonia.
“ Un’attesa tranquilla, scandita dal tempo dell’erba che cresce e dalla notte che dà la mano al giorno nascente… la pancia ogni giorno sempre più grande, ogni movimento costa sempre più fatica poi, pian piano, il bimbo ti comincia a sussurrare che si sta preparando al difficile cammino che lo porterà tra le creature della Madre Terra. Piccoli dolori, leggere fitte al basso ventre, e poi l’utero si contrae, si stringe e si rilassa per seguire il ritmo della donna che si fa madre.
Con un ritmo crescente sempre più travolgente la natura ti rapisce in una trance sciamanica e il dolore si trasforma in suono, il canto esce dal canale che separa la paura del dolore e la gioia della nascita… finalmente ti lasci andare e tutto fluisce con ritmi sempre più incalzanti, la gente attorno ti guarda: chi in silenzio, chi piangendo, chi scappando, i più aperti si lasciano coinvolgere (è più facile che siano donne) e accompagnano il divino canto della vita, poi… l’impulso di spingere e di aiutare il bimbo nel suo grandissimo sforzo, di spingerlo fuori, di mettere fine al “travaglio” e finalmente, in un attimo che sfiora l’agonia e l’orgasmo dei sensi, ecco il piccolo maestro scivolare silenzioso nel nostro mondo, fatata creatura venuta da dimensioni lontane che porta con sé l’energia della luce. Quasi non osi tenerlo tra le braccia questo essere permeato di Santità, ma poi lo prendi, il cordone che ancora pulsa, gli occhi si annebbiano di lacrime e mentre si attacca al seno guidato dall’istinto antico come il mondo sprofondi con lui nell’estasi del riposo dopo la potente danza della Madre Terra.”
-“Nascita di un elfo”, articolo comparso nel CIR Toscana, estate 2000-
Da queste parole si respira tranquillità, armonia, amore e soprattutto un certo atteggiamento di rispettosa sacralità nei confronti del mistero della nascita e della vita. E questo all’interno di un senso del continuum, di quella saggezza profonda che tra l’istintuale e il consapevole, continua a perpetrare la vita e la specie umana sulla terra.
Secondo questo profondo senso innato, che regge e governa la vita da milioni di anni, ogni individuo, alla nascita, ha aspettative, tendenze e bisogni che poco si discostano dalle aspettative, tendenze e bisogni dei nostri predecessori.
“Alla luce del continnum e dei suoi milioni di anni è solo la nostra minuscola storia ad apparire radicale nell’essersi allontanata dalle norme dell’esperienza umana e pre-umana esistente da lunga data.”
-J. Liedloff, Il concetto del continuum-
Dall’accogliente ambiente intrauterino, in cui il bisogno è immediatamente soddisfatto e che trasmette al feto le chiavi di interpretazione prenatali dell’assoluto e dell’armonia, il neonato si ritrova in un ambiente alquanto diverso, ma comunque previsto secondo un senso del continuum lasciatogli in eredità dai suoi predecessori. Molto più evidentemente nel mondo occidentale, le pratiche sociali sono cambiate e cambiano molto velocemente, ma il bambino, alla nascita, ha le stesse aspettative e tendenze di milioni di bambini che prima di lui sono venuti al mondo.
Le tendenze sono rappresentate dai vari bisogni, fisici ed emotivi, che naturalmente via via si presentano; le aspettative riguardano invece la positività delle risposte dell’ambiente circostante nell’appagamento di tali bisogni.
“L’aspettativa del bambino è di trovare un ambiente adeguato, approfondirne la conoscenza sempre più, ed agire su di esso in modo sempre più efficace.”
-J. Liedloff-
Assieme al latte quale sostentamento materiale, il neonato si aspetta di essere ACCOLTO, nel senso più vasto ed esaustivo del termine. Si aspetta di essere accudito, di ricevere messaggi e stimoli positivi, di ricevere strumenti ottimi ed adeguati alla continuità della sua esistenza nell’ambiente circostante. Ed è meraviglioso pensare che tali risposte risiedono naturalmente in ciascuno di noi, in ogni madre verso il proprio piccolo, in ogni adulto verso le creature più deboli ed indifese della propria specie –e non solo della propria.
“Per un bambino esiste un tipo possibile di rapporto ed in ognuno di noi risiede una serie di risposte ai suoi messaggi”
-J. Liedloff-
Secondo un profondo senso del continuum, il “bisogno di mamma” s’impone come necessità biologica, prevista nel naturale disegno in cui, riprendendo Montagu, l’esterogestazione completa l’uterogestazione. Si tratta dunque di restituire pieno valore a quei legami iniziali che del resto molti genitori sentono istintivamente, non scivolando né in quella logica punitiva tutta europea che prevede di tenere lontano il bambino, sostiene che “il pianto allarga i polmoni”, prevede orari rigidi e impone di tenerlo in braccio il meno possibile, “per non viziarlo”, né tanto meno di cadere in quella permissività confusa che è assenza di limiti e di contenimento, l’altra faccia della medaglia del non ascolto e del non dialogo.
E quale modo migliore per una madre per rispondere al bisogno d’amore e di sicurezza del proprio piccolo, se non quello di tenerlo a stretto contatto col proprio corpo, tenendolo in braccio? Secondo J. Liendloff, per ogni essere umano l’esperienza “in braccio” fatta da bambini –prima in modo totalmente dipendente dalla madre e via via sempre più autonomamente- è fondamentale per lo sviluppo della fiducia in se stessi. Un bambino lasciato piangere lontano e separato da braccia amorevoli, non si sente accolto.
Al di là di facili ed introversi intellettualismi, al di là di pindariche speculazioni e di inibitorie spiegazioni razionali a ciò che si sente di fare,
“il punto è che il senso del continuum, lasciato funzionare per tutta la nostra vita è in grado di badare ai nostri interessi meglio di quanto non possa iniziare a fare qualunque altro sistema escogitato dall’intelletto.”
-J. Liedloff-
3. L’allattamento
“L’uomo è il primo mammifero nella storia dell’evoluzione, che ha smesso di allattare i suoi piccoli. Un fatto di per sé sorprendente, se si pensa che, per milioni di anni (circa trenta), i mammiferi hanno sviluppato e affinato questa strategia per la sopravvivenza dei loro piccoli, fino al punto che ogni specie produce un latte adatto esclusivamente al suo piccolo.”
-da Naturalmente bimbo, p. 22-
Ad esempio, mentre il latte delle vacche è ricco di quei sali minerali e proteine fondamentali per lo sviluppo dell’apparato muscolo-scheletrico –il vitellino appena nato deve saper stare in piedi e seguire la madre al pascolo- quello umano risulta particolarmente ricco di quei nutrimenti necessari per stimolare e sostenere lo sviluppo della massa cerebrale.
Purtroppo negli anni ’50 e ’60 nei paesi occidentali si è assistito ad un rapidissimo declino dell’allattamento materno. Sulla base di una certa idea di progresso, una cattiva informazione scientifica, cui non è stato estranea la massiccia propaganda delle aziende produttrici di latte artificiale, ha convinto donne, famiglie e spesso gli stessi medici ad abbandonare una funzione fisiologica così antica, vista la presunta superiorità dell’allattamento artificiale. 1
Negli ultimi anni la pratica dell’allattamento al seno è stata largamente rivalutata. Oltre alla ricchezza nutritiva e profilattica apportata dal latte materno, tale pratica, consolidatasi in milioni di anni, sembra essere fondamentale per un sano ed equilibrato sviluppo psico-fisico dell’essere umano.
“Nei due e più milioni di anni dell’evoluzione umana, e come conseguenza dei settantacinque milioni di anni dell’evoluzione dei mammiferi, l’allattamento al seno si è dimostrato il sistema più rispondente alle necessità del neonato che viene al mondo in modo tanto precario e così bisognoso d’aiuto.”
-Montagu, op. cit., p. 72-
Durante l’allattamento, il bambino sta tra le braccia della madre, avvolto dal corpo di lei, stretto vicino al cuore. Attraverso il nutrimento fisico, passa al bambino anche un altro tipo di nutrimento, un certo modo di essere della madre e dell’ambiente circostante, modo di essere che potrà essere calmo, rilassato, rassicurante, protettivo, oppure teso e agitato, insicuro.
Fondamentale, quindi, è il modo in cui il bambino viene retto, in quanto fonte di precisi messaggi sulla realtà del mondo che andrà ad abitare.
“Subito dopo la nascita, ciò che entra in contatto col bambino è ciò che lui sente essere la natura stessa della vita.”
-J. Liedloff-
Tuttavia,
“ […] lo scopo naturalmente, è quello di dare al bambino molto di più che una dieta adeguata, di fornirgli, insomma, un ambiente emozionale di sicurezza e di amore nel quale la creatura nel suo insieme possa crescere vigorosamente […] E’ il rapporto globale della madre con il proprio bambino che rende significativo l’allattamento al seno.”
-Montagu, p. 74-
Durante l’allattamento, soprattutto nel primo periodo dopo la nascita, quando gli altri sensi non sono ancora propriamete affinati, la comunicazione con l’esterno è essenzialmente tattile: il contatto corpo a corpo –quando questo avviene- le mani del piccolo sul seno della madre, le labbra all’areola e al capezzolo, il viso appoggiato al petto sono esperienze conoscitive importantissime sulla base delle quali si costituirà la progressiva consapevolezza del proprio spazio nel mondo.
“Molti studi suggeriscono una correlazione positiva tra l’allattamento al seno e lo sviluppo cognitivo nella prima e media infanzia”
-Naturalmente bimbo, p. 55-
Le percezioni ricevute attraverso le prime esperienze tattili verranno integrate ed arricchite, in parte modificate, attraverso le informazioni fornite in seguito dagli altri organi di senso, fermo restando la centralità della prima realtà percepita.
Più il bambino è piccolo, più è vero che ciò che viene percepito, assume i caratteri dell’assoluto e dell’eternità. In particolare, gli istanti immediatamente successivi alla nascita sono pregni di emozioni ed irripetibili. E’ importantissimo quindi che subito dopo il parto il bambino venga consegnato amorevolmente tra le braccia della madre, accanto al seno.
Il senso del tempo vissuto dal bambino piccolo è diverso dalla scansione che via via apprenderà durante la socializzazione. La fluidità delle sue percezioni trovano spazio in quello che Eraclito, nel frammento 72 definisce come laion, ossia il tempo che non ha fine, il tempo del bambino che gioca, che ha le caratteristiche dell’eternità, di natura diversa dal kronos (tempo quantificabile e misurabile) e dal kairos (il tempo personale, dell’opportunità individuale):
“[…] Ogni bambino lasciato piangere vive una disperazione insopportabile ed infinita”
“[…] un bambino appagato (per esempio in braccio9 vive una beatitudine che ha il senso dell’eternità”
-J. Liedloff-
Subito dopo il momento della nascita, il contatto, oltre a stimolare la sintesi dell’ossitocina, un ormone prodotto dall’ipofisi che causa la contrazione dell’utero, facilitando così l’espulsione della placenta e arrestando il sanguinamento dell’utero, stabilisce la base di quel legame profondo tra madre e bambino, ponendo buone basi per un suo successivo rafforzamento.
Tale contatto è quindi molto importante anche per la madre, sia dal punto di vista fisico che emotivo.
“[…] la suzione del seno materno da parte del bambino è mirabilmente destinata, ed in particolare subito dopo il parto, ad assecondare le più impellenti necessità di entrambi”
-Montagu, op. cit., p. 74-
“I benesseri psico-fisiologici che madre e figlio si arrecano reciprocamente, nel continuo rapporto simbiotico, sono di vitale importanza per il loro sviluppo successivo.”
-Montagu, op. cit., p. 69-
Tra gli importanti benefici assicurati alla madre dall’allattamento, ricordiamo la riduzione del rischio di tumore alla mammella e all’ovaia, un minor rischio di anemia da carenza di ferro ed un aumento dell’autostima e del benessere psico-fisico della donna.
Va da sé che in un profondo rapporto simbiotico il benessere della madre influisce profondamente sul benessere della propria creatura.
4. Senza pannolini
In nessun altro momento dell’evoluzione umana è mai capitato che ad un individuo, alla nascita, venga negato il contatto con una parte così importante del proprio corpo –gli organi genitali, il basso ventre- per un periodo così lungo e in un momento così cruciale di scoperta/definizione di sé e del mondo circostante. Se le prime conquiste cognitive derivano essenzialmente da esplorazioni tattili, che tipo di messaggio diamo ad un bambino isolando e separando la zona del pannolino con strati di imbottitura per due anni o più? Quali sono gli effetti del pannolino sull’immagine che il bambino si costruisce del suo corpo e della sua sessualità? Preoccupante è il fatto che
“[…] at no time in history does the average age of toilet training appear to be anywhere so near as late as it is now. The age has continued to incresase in this generation. [...] Are children remaining incontinent later and later?”
-Ingrid Bauer, Diaper free!, p. 68-
Dal momento che la prima apertura al mondo, i primi approcci comunicativi, prevedono quasi esclusivamente il coinvolgimento della pelle, e quindi della tattilità, ne risulta che l’intero processo comunicativo, minato alla base, viene drammaticamente alterato, mutilato.
E ciò investe la profonda relazione con se stesso, con la madre e con l’ambiente circostante, con significative conseguenze sull’ immagine di sé nel rapporto con l’altro e col mondo esterno.
Rinchiuso in un pannolino, non sufficientemente stimolato dal contatto corporeo passivo e attivo e dagli elementi naturalmente presenti nell’ambiente – aria, fonti di calore, luce,…- la consapevolezza e la comunicazione riguardo ai propri bisogni di eliminazione viene inibita. Il fatto che segnali da parte del bambino non vengano abitualmente colti dalla madre e il fatto che il bambino non possa alzarsi ed abbassarsi autonomamente i pannolini, induce progressivamente ad un atteggiamento passivo e ad un subire piuttosto che vivere e gestire le proprie funzioni vitali in modo sempre più attivo e consapevole. Per un lungo periodo –che coincide con il periodo in cui vengono poste le basi per il futuro edificio conoscitivo e comunicativo- il bambino viene abituato ad usare il pannolino come un gabinetto, per poi, all’improvviso subire un più o meno duro condizionamento all’approccio al vasino. Messaggi contrastanti che non sempre il bimbo riesce a gestire armoniosamente e senza problemi.
Non si tratta di tornare ai metodi punitivi in voga fino agli anni ’50- ’60 soprattutto negli Stati Uniti, quanto piuttosto di sostenere e rafforzare le tendenze comunicative innate che hanno il loro fondamento sulle esperienze sensoriali dell’epidermide, soprattutto nel primo periodo dopo la nascita e che si sviluppano poi coinvolgendo il bambino in modo sempre più attivo.
Questa la testimonianza di Pamela, attenta, assieme al suo compagno, a tutti quegli accorgimenti che permettono un naturale e sano sviluppo dell’individuo e della personalità, il più possibile secondo l’armonia dettata dall’ambiente e dalle stagioni:
“ […] e la tenevo sempre nuda all’inizio […], poi, sarà stato dopo un mese o due, ho iniziato a mettergli la canottierina…la canottierina e i pannolini di stoffa […] perché era arrivato l’inverno, faceva freddo e, poi, com’è arrivata l’estate di nuovo, ho iniziato a tenerla sempre nuda, o comunque solo con la maglietta, […] sempre a piedi nudi […] fuori il più possibile. Ovvio, se fa freddo non è che la lasci lì a battere i denti […]. E appunto, stando anche senza pannolini, così, subito s’era resa conto che succedeva qualcosa di strano, che ogni tanto usciva la pipì, che ogni tanto usciva la cacca, si è iniziata a guardare…proprio con una faccia che… incuriosita vedeva che…insomma che pisciava, che faceva la cacca, insomma diceva “cos’è ‘sta storia?”. Si osservava, e da lì ha iniziato anche a mettersi giù […]”.
In molte società umane orientate in base a valori e stili di vita altri rispetto ai parametri di una certa cultura occidentale e dominante, è assolutamente normale che i bambini piccoli, finché non raggiungono un certo grado di autonomia, siano tenuti a stretto contatto col corpo della madre, spesso pelle a pelle. Gli abiti, in questo caso, non sono tanto elementi di separazione e allontanamento, come è comune nella nostra società, ma costituiscono piuttosto elementi di unione, che tengono saldi, nel contatto, il corpo dell’infante e quello dell’adulto 2.
In questo modo, attraverso il contatto pelle a pelle, la madre percepisce i segnali mandati dal piccolo, che rilevano i suoi bisogni e aspettative e, nello stesso tempo, il bimbo percepisce calore, sicurezza e protezione, bisogni primari per un equilibrato sviluppo emotivo.
“Communication about elimination, like all bonding, is a self reinforcing process. It grows stronger and clearer with each loving interaction between you and your baby. Each time your baby signals a need, and you respod, the shared trust in the communication expands.”
-Ingrid Bauer, op.cit., p. 120.-
E se a ciò aggiungiamo la tossicità della tributilina 3 di cui sono composti i pannolini delle marche più diffuse e sostanza che dai pannolini potrebbe essere assorbita dalla pelle dei neonati, l’effetto di surriscaldamento soprattutto allo scroto dei bambini 4, e l’impatto ambientale dell’uso abituale e sistematico dei pannolini usa e getta, la denuncia contro tale pratica così nuova nella storia dell’essere umano diventa chiaramente, oltre che personale, anche politica5.
5. Una progressiva autonomia.
Nelle prime fasi dopo la nascita, lo stretto contatto corporeo è prerogativa per ogni essere umano ad un sano sviluppo fisico e comportamentale: questo, secondo quel profondo senso del continuum che ci guida da milioni di anni permettendo, sin dai primi momenti di vita, quel processo di progressiva fiducia in se stessi, senso di sicurezza, permeabilità all’amore e, di conseguenza, capacità d’amare.
Essenziale è, all’inizio, il senso di ricezione passiva: appoggiato al corpo della madre, il bimbo, con minimi segnali, riesce a comunicare ad essa ogni suo bisogno e desiderio. Niente turba la sua completa dedizione al presente, dal momento che lo stretto contatto –meglio se pelle a pelle- appaga ogni desiderio e appetito ancestrale. Deprivati di tale esperienza corporea e tattile, lasciati ad un pianto angoscioso, il bambino vive un senso di abbandono che ha il carattere dell’eternità.
Le prime generiche sensazioni tattili, ricevute dal contatto col corpo della madre, si convertono via via in esperienze attive, in PERCEZIONI, cioè sensazioni rivestite di significato, attraverso l’ausilio degli altri organi di senso.
“Il tatto attivo è stereognostico, cioè mette in grado di capire la forma e la natura degli oggetti. Questa capacità si sviluppa gradualmente in rapporto al corpo materno, all’afferramento del capezzolo, alla presa della mano sul seno, alle labbra, al naso, agli occhi, ai genitali, alle mani, ai piedi e ad altre parti del corpo del bambino.”
-Montagu, op. cit., p. 217-
E’ principalmente attraverso esperienze tattili che nella vita di un individuo si sviluppa ciò che viene comunemente chiamato sentimento. Il contatto epidermico provoca cambiamenti neurali, ghiandolari, muscolari e mentali:
“A differenza che nella vista e nell’udito, col contatto sentiamo cose dentro di noi, dentro il nostro corpo. Nel gusto e nell’olfatto le esperienze sono limitate alle superfici della cavità nasale e del palato.”
-Montagu, op. cit., p. 103-
“Sono le manipolazioni, il sollevamento, l’accarezzamento, il vezzeggiamento le cose che vorremmo sottolineare, perché a quanto pare, anche se mancano tante altre cose queste sono le rassicuranti esperienze fondamentali che il bambino deve provare per sopravvivere abbastanza in salute.“
-Montagu, op. cit., p. 85-
E’ principalmente attraverso le esperienze dell’epidermide che il bambino sviluppa il graduale senso del sé, in rapporto agli altri esseri viventi e al mondo esterno. Toccando, percepisce ciò che egli è, e ciò che gli altri sono.
Forte delle prime rassicuranti esperienze tattili, soddisfatta la fame di conoscenza verso ciò che ormai gli è famigliare, il bambino sviluppa una progressiva curiosità verso l’esterno, il più lontano ed anche il più pericoloso. Ora non è più necessario il contatto per infondere senso di sicurezza e amore: sono sufficienti esperienze sensoriali visive e uditive.
Con il gattonamento, il bambino si spinge oltre il corpo della madre, allarga il cerchio della propria influenza, pronto a ritornare tra le braccia materne ogni qual volta senta il bisogno di essere rassicurato, tranquillizzato, coccolato.
La sicurezza di essere sempre e comunque accolto dalla madre e la sicurezza di appagare i suoi bisogni primari, sia materiali che emotivi, sono condizioni necessarie per la promozione della sua autonomia e indipendenza.
“Non si può diventare indipendenti dalla propria madre, se non tramite lei.”
-J. Liedloff-
Nella misura in cui il bambino inizierà a muoversi nel mondo, determinante sarà la specificità dell’ambiente culturale circostante. E’ aspettativa di ogni individuo, infatti, prevedere una cultura adeguata in cui sviluppare, utilizzare e potenziare le proprie facoltà.
Nella metafora dell’albero, un seme accudito amorevolmente, in un terreno fertile, sarà in grado di estendere radici profonde nel sottosuolo e una bella e folta chioma all’esterno, espressione massima della potenzialità individuale nella propria bio-diversità.
1 Nella nostra specie la sopravvivenza è legata non tanto all’autonomia motoria (i bambini arrivano a compiere i primi passi non prima dei dieci mesi), quanto allo sviluppo del sistema nervoso centrale e alla capacità comunicativa. Il bambino inizia così a pronunciare le prime parole –mamma, papà, tata,…- ancor prima di aver conquistato l’autonomia di spostamento nell’ambiente.
2 In uno studio condotto Irwin e Weiss si è scoperto che quando sono vestiti i bambini risultano meno attivi di quando sono svestiti (Montagu, op. cit., p. 135).
Avvolta dagli abiti, la pelle non è in grado di sviluppare tutta la sua sensibilità potenziale.
3 Più esattamente, tributile di stagno, un composto che già in una percentuale di 0,001 microgrammi per litro risulta letale per gli organismi acquatici. Il tributile è un composto tossico ad azione permanente che si concentra negli organismi viventi, alterandone l’equilibrio ormonale e il sistema immunitario. Nell’uomo può provocare l’insorgere di tumori e seri disturbi al sistema nervoso. L’analisi di campioni di pannolini usa e getta tra le marche più diffuse in Germania ha rilevato un contenuto di 4,2 microgrammi di tributile nei pannolini Benetton, 4,7 microgrammi nei Fixies e fino a 8,6 microgrammi di Tbt nei Pampers Baby-Dry. – Naturalmente bimbo, p. 131-
4 “Per l’Università di Kiel (Germania) l’uso regolare e continuato di pannolini usa e getta provocherebbe il surriscaldamento dello scroto dei bambini, danneggiando il normale sviluppo dei testicoli e quindi la fertilità del futuro adulto. I ricercatori tedeschi hanno rilevato che la plastica che ricopre i pannolini usa e getta fa salire la temperatura dello scroto anche di un grado rispetto a quella corporea. L’alta temperatura scrotale è una delle cause accertate del calo della conta degli spermatozoi.“ – Naturalmente bimbo, p. 130.-
5 “Da soli, i pannolini usa e getta costituiscono poco più del 4% di tutti i rifiuti domestici e ognuno di loro impiega più di 500 anni per decomporsi completamente. Senza poi contare i numerosi inquinanti liberati nell’ambiente per la loro produzione e le risorse non rinnovabili consumate. Insieme al polietilene e al polipropilene, la pasta di legno è, infatti, uno dei principali dei componenti degli usa e getta.” - Naturalmente bimbo, p. 133-