Pannolini sì, pannolini no: una questione di sintonia.

“Quando dico che è come un gioco, non intendo dire che stai ‘addestrando’ il tuo bambino: è qualcosa che si fa insieme, tu e lui. Si tratta piuttosto di ‘allenare’ te stessa a porti in ascolto, a prestare attenzione, ad essere presente, qui ed ora, ad essere in grado di rispondere adeguatamente. Nella misura in cui ti viene naturale rispondere in modo appropriato quando ti accorgi che il tuo bambino ha fame o è stanco, così dovrebbe essere anche per i bisogni di eliminazione: il tuo piccolo è in grado di comunicarti quando vuole mangiare, dormire, muoversi un po’, quando vuole giocare, quando è contrariato, e ti dice anche quando deve fare la cacca e la pipì.”

-dalla testimonianza di Kamala, in Laurie Boucke, 2000, p.242-

Cosa intendiamo quando parliamo di Natual Infant Higiene e di Infant Potty Training?

Contro le principali correnti di pensiero sulla cura dei bambini proprie di uno stile di vita da società industrializzata, Ingrid Bauer e Laurie Boucke, facendosi portavoce di una corrente di pensiero secondaria e marginale nel nostro occidente, si lanciano nella sfida di proporci un altro punto di vista, antichissimo, quanto per noi, rivoluzionario. (Ingrid Bauer, Diaper Free! The Gentle Wisdom of Natural Infant Higiene”, The Natural Wisdom Press, 2001, e, Laurie Boucke, Infant Potty Training. A Gentle and Primeval Method Adopted to Modern Living, White-Boucke, Lafayette, Colorado, 2000).

Nelle parole di Laurie Boucke:

“Incominciare ad usare il vasino sin dalla nascita o nei primi mesi di vita? Solo l’idea che un neonato possa essere in grado di collaborare a tale proposito con un adulto lascerebbe perplessi la maggior parte delle persone appartenenti alla nostra cultura occidentale. Molti dottori, erroneamente, associano ciò al precoce insegnamento al vasino, duro e punitivo, in voga negli Stati Uniti ed in Europa fino agli anni ’50. Attenti visitatori alle zone rurali dell’Asia e dell’Africa possono costantemente essere testimoni del miracolo dell’apprendimento, nei primi mesi di vita, della gestione dei bisogni di eliminazione. Chiunque presti un po’ d’attenzione, potrà assistere allo spettacolo di madri che reggono i loro neonati in modo rilassato, amorevole ed assolutamente naturale in modo che il bambino, al momento giusto, faccia la pipì e la popò. In molte parti del mondo è cosa normale che padri, fratelli, altri membri della famiglia o baby-sitters, prestino il loro aiuto, reggendoli, assistendoli, quando dei bambini piccoli devono fare i propri bisogni. Mentre noi occidentali consideriamo l’insegnamento al vasino una faticosa prova, e al tempo stesso, una volta riuscitici, un “bell’affare”, in realtà per milioni di persone che iniziano tale processo nei primi mesi di vita del loro piccolo, è semplicemente piacevole e naturale tanto quanto prendersi cura degli altri suoi bisogni.” (Boucke, 2000, XV)

Un po’ di storia

Possibile, si chiede Laurie Boucke, che a sbagliare siano milioni di bambini del terzo mondo?

In effetti, guardandoci un po’ indietro nella storia e considerando altre società diverse da quella occidentale, possiamo accorgerci di come nella nostra cultura si sia innescato un progressivo allontanamento da atteggiamenti e tecniche che hanno caratterizzato la storia dell’uomo da migliaia di anni. Possibile che pratiche che sono andate delineandosi attraverso l’evoluzione non abbiano una ragion d’essere in vista del benessere spirituale, oltre che materiale, della specie umana?

Nel XIX sec. appaiono i primi testi sulla cura dei figli: altro non sono che manuali che vanno incontro ad una certa convenienza dei genitori e che hanno come unico fine quello di liberare le madri da tale fardello. Siamo passati quindi da duri metodi coercitivi (tempi fissi piuttosto che aspettare il naturale bisogno di eliminazione del bambino; poca attenzione ai suoi segnali; punizioni nell’eventualità che il bambino sporchi i pantaloni o “sbagli il bersaglio”), al permissivismo del dott. Spock, sostenitore di un uso del vasino rimandato nel tempo, o all’”aspettare che il bambino impari da sé” del dott. T. Berry Brazelton, teorie, assolutamente etnocentriche, supportate da una certa idea su quando un bambino possa essere “pronto” e da un’industria di milioni di dollari sulla produzione di pannolini usa e getta. Tale teoria, seppure non sostenuta da alcuna evidenza empirica e scientifica, resta tutt’oggi indiscussa e dominante. Tutto questo ha contribuito a sradicare completamente i metodi di naturale apprendimento della gestione dei bisogni di eliminazione dal pensiero occidentale, ma anche ad istillare fraintendimenti, paure ed a ridicolizzare l’approccio al vasino.

In nessun altro periodo storico un bambino inizia così tardi a gestire l’eliminazione in modo indipendente, e l’età media sta gradualmente aumentando. “Accadrà che i bambini saranno incontinenti sempre più a lungo?”, si chiede Ingrid Bauer.

“Nelle ultime generazioni il nostro stile genitoriale ha subito trasformazioni radicali. Pratiche designatisi durante l’evoluzione per nutrire e proteggere la vulnerabile prole dell’uomo sono state abbandonate, scardinate, se non addirittura completamente stravolte […] Quali sono e quali saranno le implicazioni di questo sconvolgimento? Stiamo procedendo su un terreno delicato e sconosciuto.”

Una questione di comunicazione

Alla nascita ogni bambino si trova nella condizione di pressoché totale apertura al mondo, all’ambiente circostante: se da una parte ciò significa vulnerabilità, dall’altra si traduce in propensione alla comunicazione, all’apprendimento, condizione essenziale alla crescita. Fondamentali sono le qualità del messaggio che, dalla nascita (qualcuno sostiene addirittura dal concepimento!), il bambino riceve dall’ambiente circostante: non avendo, per forza di cose, altra conoscenza precedente, ciò che percepisce costituisce per lui la qualità di quel mondo in cui si andrà progressivamente ad inserire e che, tendenzialmente, andrà a riprodurre. Il come vengono fatte le cose assume, ai suoi sensi, la stessa importanza (se non di più) delle azioni stesse: assieme al latte, “beve” anche armonia o ansia, assieme all’aria “respira” serenità o tensione, nella qualità del contatto fisico percepisce accettazione, rilassatezza, oppure fretta e stress.

Ciò che Ingrid Bauer e Laurie Boucke vogliono proporci non è quindi un’altra tecnica, proposta da un’ulteriore esperto: ciò che esse ci propongono, basandosi anzitutto sulla loro esperienza di mamme, è un diverso atteggiamento, che va ad inserirsi nella più larga cornice di un diverso stile di genitorialità, per forza di cose alternativo a quello deducibile dai meccanismi di questa nostra società.

Secondo Ingrid Bauer, “Natural Infant Higiene è un modo pratico, rispettoso, gentile, di prendersi cura dei bisogni di eliminazione di un bambino sin dall’infanzia. Piuttosto che insegnargli a fare cacca e pipì nel pannolino, per poi cambiarlo e pulirlo appena successo il misfatto, madri e padri imparano a prestare ascolto e a rispondere adeguatamente, nel momento presente, agli sforzi comunicativi del bambino e ai suoi bisogni. Attenzione e stretta interazione aiutano il genitore a capire i segnali, il linguaggio corporeo, i ritmi del bambino. Molti genitori scoprono che diverse loro intuizioni corrispondono effettivamente a realtà. Quando il bambino deve fare i propri bisogni, il genitore lo regge, adottando una comoda posizione, in un luogo appropriato (il gabinetto, il vasino, all’aria aperta), dando magari un segnale allusivo (ad esempio, un dolce “psss”). In questo modo i genitori possono venire incontro, con amore, ai bisogni del loro piccolo, approfondire e rafforzare la comunicazione, e ridurre significativamente l’uso dei pannolini. Idealmente, Natural Infant Higiene viene ad essere parte integrante di un più vasto continuum, gentile e sensibile, nella cura del bambino che prevede l’allattamento al seno, un’attenta e pronta risposta al pianto, e il dormire assieme nello stesso letto.”

“Il periodo ideale per iniziare l’approccio al vasino”, continua Laurie Boucke, ”va dalla nascita ai 4-5 mesi di vita, periodo favorevole per la particolare propensione a questo tipo di apprendimento. Forse la caratteristica che rende unico questo metodo è che i genitori iniziano a comunicare col bambino a tale proposito prima ancora che questi sia in grado di sedersi da solo: invece di iniziare a pensare all’uso del vasino quando il bimbo inizia a muovere i primi passi, il tempo più appropriato per prendere in considerazione l’intera faccenda è durane la gravidanza o nelle prime settimane/primi mesi dopo il parto.”

Il parere di un pediatra

Sebbene Infant Potty Training e Natural Infant Higiene non siano molto conosciuti nella nostra cultura, sono tuttavia supportati da diversi medici e pediatri. Per lo più si tratta di persone che hanno viaggiato all’estero e assistito di persona a tali pratiche, hanno avuto contatti personali con genitori, oppure sono immigrati o coniugati ad immigrati che sono cresciuti in quelle parti del mondo dove questi metodi sono diffusamente praticati.

Per esempio, il dottor Simone Rugolotto, pediatra, neonatologo e genetista (Università di Verona), afferma che “il fatto che l’aiutare un bambino piccolo a fare cacca e pipì, fin da neonati, sia cosa comune in Asia e in Africa, mostra che l’apprendimento all’uso del vasino nella primissima infanzia non solo è possibile, ma pure privo di indesiderati effetti collaterali. I bambini sono in grado di comunicare in modo chiaro i loro bisogni e noi possiamo essere loro d’aiuto, nell’eliminazione, in modo gentile, portandoli in bagno oppure usando un vasino, in modo quindi più naturale e confortevole piuttosto che fare cacca e pipì in posizione orizzontale in un pannolino. I bambini hanno effettivamente il controllo della vescica e delle funzioni dell’intestino, altrimenti defecherebbero e urinerebbero continuamente…la qual cosa, ovviamente, non avviene. Più precisamente, quello dell’eliminazione è un processo attivo (d’altra parte possiamo noi stessi notare gli sforzi dei neonati durante questa attività). Quando non sono più in grado di trattenere feci ed urina provano una sensazione di sconforto, mandano segnali (ad esempio, il pianto) e se non ricevono alcun aiuto, lasciano, con rassegnazione, che feci ed urina si riversino nei pannolini.

Paul Fischer, dottore in medicina, afferma che in molte parti dell’Asia e dell’Africa si ritiene che la versione occidentale dell’”educazione al vasino”, sia “primitiva ed anti-igienica”: a ben pensarci, è veramente poco igienico lasciare che una persona si abitui a fare addosso i propri bisogni per un periodo così lungo della sua vita! Ed è altresì assurdo che quando si è abituata a considerare normale tale procedura, gli vien fatto capire che è ora di iniziare a comportarsi in modo diametralmente opposto! …messaggi contraddittori, che non sempre il bambino riesce a gestire armoniosamente e senza problemi.

Le vere esperte siamo noi!

Al di là di mille chiacchiere più o meno funzionali alla riproduzione ed estremizzazione di una società da “homo currens”, l’invito di queste due mamme, Ingrid e Laurie, è quello di porsi in ascolto del proprio cuore, della propria voce interiore, di avere fiducia nei propri istinti, di compiere un viaggio personale ed assolutamente unico nella convinzione che, in quanto mamme, è scritto dentro di noi ciò che dobbiamo fare per il benessere nostro e del nostro piccolo.

Come si accendesse una lampadina, che illumini qualcosa da sempre conosciuto, una silenziosa saggezza. E’ un invito a riprendersi il potere, a compiere una scelta consapevole, a vivere un’opportunità di crescita piuttosto che a subire un noioso lavoretto di routine. Voglio concludere con queste parole di Ingrid Bauer:

“E’ difficile guadagnare dei soldi su un bambino che disdegna l’uso dei pannolini. Il vero investimento sta nel tempo dei genitori, nell’amore, nell’esserci nel momento presente: nell’essenza una consapevole scelta politica, sociale, ambientale, e senz’altro profondamente personale.”

Cristina Spada

Collaboratrice dell’istituto di sociologia all’Università di Urbino

Articolo pubblicato su "Aam Terranuova" - Luglio 2003